La specie umana è ideatrice cosciente dell'artefatto che diventa esso stesso artefice inconsapevole di un profondo cambiamento antropologico.
Il legame indissolubile nella coevoluzione uomo-macchina
Da sempre le trasformazioni tecnologiche sono il catalizzatore del progresso umano. La tecnologia ha favorito l'evoluzione delle abilità umane, sviluppando nuove capacità e abilitando ulteriori possibilità di innovazione.
Queste capacità portano a loro volta a radicali cambiamenti del nostro comportamento, con conseguenti trasformazioni sociali, economiche e culturali. L'essere umano crea l'artefatto, ma l'artefatto interviene sul suo creatore: è dentro questa relazione circolare che prende forma il simbionte digitale.
La tecnologia non resta esterna all'umano: ne amplifica le capacità e, nello stesso movimento, ne trasforma il modo di essere.
L'origine del Simbionte Digitale
L'evoluzione umana è segnata da progressi spesso legati indissolubilmente a evoluzioni tecnologiche:
- La rivoluzione agricola ha portato stabilizzazione e specializzazione, insieme a modelli sociali più elaborati e complessi.
- La scrittura ha inciso sulle facoltà cognitive, migliorando il ragionamento e aprendo la strada all'accesso autonomo, non raccontato, del sapere collettivo.
- La rivoluzione industriale ha prodotto profonde trasformazioni nella percezione del tempo e dello spazio e nuovi modelli sociali ed economico-finanziari.
L'uomo ha sviluppato la tecnologia che, a sua volta, ha plasmato il nostro modo di essere umani. La tecnologia influenza l'evoluzione epigenetica umana quanto l'essere umano è artefice del cambiamento tecnologico.
In tutte queste trasformazioni l'artefatto complementa l'uomo nel potenziamento delle proprie capacità. Usiamo la tecnologia per scalare i processi e fare ciò che altrimenti non riusciremmo a fare. Così, mentre le nostre facoltà fisiche e mentali vengono amplificate, aumenta anche la complessità gestionale.
Il processo di automazione intensa diviene necessario nei contesti a complessità crescente. La sola supervisione umana non è più sufficiente per gestire complessità, manutenzione e sviluppo dei sistemi informatici. L'automazione diventa una strategia indispensabile per garantire efficienza, scalabilità e sostenibilità, evitando che la complessità schiacci la capacità di gestione.
L'equilibrio imperfetto
E se fosse invece l'uomo a eseguire quei compiti che non conviene far fare a una macchina in questo percorso di coevoluzione continua?
L'attenzione deve essere posta nell'intermediare la tecnologia attraverso il pensiero critico, senza diventare, per convenienza o pigrizia mentale, un banale elemento di supporto all'esecuzione di una catena di montaggio uomo-macchina.
Sarebbe sbagliato eticamente, ma ancora di più insostenibile strutturalmente. Questo approccio condanna il dualismo uomo-macchina alla fame insaziabile del Paradosso Digitale. Senza un'ottimizzazione critica si soccombe al ciclo vizioso di inefficienza e insostenibilità.
Il Simbionte Digitale
L'intelligenza artificiale porta il simbionte digitale verso un ulteriore livello di sofisticazione. Il Digitale, come qualsiasi altra tecnologia, non “decide” di cambiarci, ma la sua integrazione nella nostra vita genera inevitabilmente profonde trasformazioni antropologiche.
Il dualismo relazionale uomo-macchina evolve verso un equilibrio, in questa fase ancora instabile, nel quale entrambe le variabili collaborano al completamento di prerogative fino a oggi appannaggio della sola parte biologica della relazione. I confini della relazione duale si assottigliano, aumentando la velocità di coevoluzione del modello stesso.
Ogni evoluzione tecnologica ha portato profonde evoluzioni antropologiche. La crescente complessità generata dall'evoluzione simbiotica uomo-macchina richiede inoltre attività di automazione estesa. Il digitale, sfumando il confine tra ciò che è opera dell'uomo e ciò che è opera della macchina, accelera l'evoluzione del modello e della sua automazione.
Il vero progresso risiede nella nostra capacità di orientare questa coevoluzione.